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Antony
Pisanu è un distinto signore di mezza età,
a capo di una piccola fortuna, che comprende tre ristoranti
di successo e due bar alla moda nei quartieri più
esclusivi di Londra. Nonostante la cittadinanza inglese,
il matrimonio inglese e, soprattutto, un nome inglese,
continua a sentirsi italiano (anzi "sardo al 100%"),
forse per questo preferisce raccontare la storia della
sua famiglia in un italiano stentato piuttosto che in
inglese.
"Il primo lavoro di mio padre è stato lo
sguattero, oggi si dice lavapiatti, in realtà lui
lavorava dalle 7 della mattina fino a mezzanotte in un
ristorante francese in Mayfair con mansioni di ogni tipo.
Né giorni di permesso né vacanze, solo qualche
ora libera a ferragosto e a Natale. Lo stipendio gli era
sufficiente per pagare la stanza dove dormiva. Una stanza,
senza bagno, che condivideva con due polacchi e un belga.
Ovviamente non conosceva una parola d’inglese ma con il
belga aveva legato."
"La sua vita comprendeva esclusivamente il lavoro,
anche perché l’integrazione all’epoca sembrava
impossibile. Gli inglesi trattavano gli stranieri con
poco rispetto, anzi proprio non li consideravano. E mio
padre non faceva eccezione. Non era razzismo, piuttosto
indifferenza, una chiusura culturale. Così gli
italiani stavano tra loro, gli ispanici anche, gli orientali
pure."
"Come tutti i sardi, mio padre è un uomo
molto ostinato, tenace, non ha mai mollato e con gli anni
è riuscito a conquistarsi la fiducia del titolare,
che lo ha promosso prima cameriere, poi aiuto-cuoco ed
infine cuoco. Nel frattempo ha conosciuto mia madre Mariella.
Anche lei italiana, nata in provincia di Como, che lavorava
come domestica presso una ricca famiglia russa."
"Negli anni sessanta Londra non era ricca come oggi,
ma aveva ugualmente una forte carica attrattiva. Le opportunità
di lavoro erano numerose, le paghe sempre migliori e sembrava
che tutto fosse possibile. Il 1961 è stato l’anno
della svolta, i miei genitori hanno deciso di sposarsi
e aprire un bar tutto loro, Little Italy, in un quartiere
residenziale, Notting Hill. Un’intuizione fortunata che
di lì a poco si sarebbe rivelata decisiva. Dopo
un paio di anni sono nato io, praticamente sono cresciuto
nel bar, lo tenevamo aperto 19 ore al giorno. Era il punto
di ritrovo per molti italiani, che finalmente potevano
sentirsi come a casa loro, sorseggiando un buon caffè.
Si parlava un italiano con accenti calabresi, pugliesi,
veneti e liguri. Tutti emigrati in cerca di fortuna. Gente
del sud, specialmente. Ho sentito tante storie, non tutte
finite bene, purtroppo: ricordo un tizio di Taormina,
sempre ben vestito con una catena d’oro grossa così,
che ogni giorno, alla stessa ora, veniva a bere il caffè
da noi. Improvvisamente sparì, nessuno più
lo vide, solo in seguito si seppe che era un mafioso scappato
dalla Sicilia per paura di essere ucciso. Beh, l’avevano
preso."
"Nel corso degli anni settanta e ottanta Londra
è cambiata radicalmente, è diventata una
metropoli davvero cosmopolita, in continua espansione,
dove puoi trovare tutto ciò che cerchi, a qualsiasi
ora. Una città che non dorme mai, frenetica, anche
confusa, competitiva, che ti disorienta per la sua combinazione
di tradizione e rinnovamento. Noi siamo stati bravi e
fortunati, abbiamo aperto nuovi bar e ristoranti, anche
grazie alle nostre origini italiane. L’Italia è
un marchio di garanzia a Londra. La nostra abilità
è stata quella di conquistarci un posto non solo
nel mercato dei turisti, ma anche in quello degli inglesi,
ben più difficile, a cui cuciniamo i piatti della
tradizione sarda. Sono stati nostri ospiti Robbie Williams,
Elton John, la stupenda Naomi Campbell ma soprattutto
Gianfranco Zola che in questi anni con la educazione e
la sua classe ha fatto un’incredibile pubblicità
agli italiani. Il mio sogno è di poter ospitare
un giorno il primo ministro Tony Blair."
"Le soddisfazioni sono state tante, e non solo economiche.
Mio padre può essere fiero della stima che lo circonda.
Perché nessuno gli ha mai regalato nulla. Ancora
oggi la sua dedizione al lavoro è totale. Da lui
ho imparato a non abbassare mai la guardia: so che la
strada sarà ancora in salita, sono pur sempre un
italiano, figlio di emigrati italiani. E Londra è
accogliente quanto crudele."
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