|
|
|
|
|
 |
|
Possagno
e lo scherzo di Antonio Canova agli americani
|
Una
statua di Washington che gli Stati Uniti vorrebbero
tanto, si trova, assieme a molti altri pezzi ‘unici’,
in un museo minore della provincia di Treviso. Uno
scherzo del Canova e un regalo a Possagno
|
Antonio
Canova, il più importante scultore neoclassico
italiano, nacque
a Possagno, un piccolo paese della
provincia di Treviso. Quella che fu la sua casa
natale ospita oggi un piccolo museo ed una gipsoteca.
Purtroppo gipsoteca è una parola che ‘spaventa’
e molti turisti cercano di tenersene accuratamente
lontani. I coraggiosi che decidono di impugnare
il dizionario trovano: "raccolta di riproduzioni
in gesso". La prima reazione è prevedibilmente
la seguente: "Che me ne frega di vedere delle copie,
io voglio vedere gli originali!".
Beh, spiacente signori, ma è "tutto sbagliato,
tutto da rifare" (G. Bartali)
La visita di questa casa-museo è una vera
chicca. L’osservazione dei pezzi esposti, dei bozzetti
preparatori e dei modelli in terracotta, consentono
di imparare parecchio sul lavoro del Canova, su
come da un’idea si giunga ad un capolavoro.
In più il visitatore farà due grandi
scoperte.
Moltissimi pezzi esposti non sono copie, ma "strumenti
di lavoro". Si nota subito infatti
che molti gessi sono punteggiati di nero. Avvicinandosi
e osservando con attenzione, si nota che non si
tratta di segni, ma di speciali chiodi conficcati
nei punti più importanti della statua. Servivano
da riferimento. Con uno speciale compasso, infatti,
questi riferimenti erano riportati sul marmo, per
consentire la riproduzione fedele sul materiale
pregiato. Ma allora si potrebbe quasi dire che è
la statua in marmo ad essere una copia di
quella in gesso, e non viceversa!
Dopo questa scoperta, la visita alla Gipsoteca di
Possagno diventa ancora più emozionante.
L’esposizione degli strumenti, allineati vicino
ai vestiti e alla maschera mortuaria dell’artista,
ci avvicinano al lavoro quotidiano dell’artista.
Il gesso, i disegni, le prove assumono improvvisamente
una dimensione umana. Quasi ci si immagina il Canova,
vicino alle sculture, intento al lavoro.
Vicino ad ogni scultura in gesso o ai bozzetti in
terracotta viene inoltre indicato il museo nel quale
si trova l’opera finita, quella in marmo. Rimanendo
nella gipsoteca si viene così ‘teletrasportati’
a Roma, a Napoli, a Londra. Ma durante questo viaggio
vorticoso si può osservare che non tutte
le etichette riportano il luogo dove si trova l’originale
(impossibile adesso chiamarlo così).
Ed ecco la seconda fantastica scoperta: alcune
opere…non esistono più. Proprio così,
sono andate perdute o distrutte. La copia in
gesso non è più uno strumento
di lavoro, cessa di essere una riproduzione, si
anima e diventa l’originale, ovvero
l’unica copia esistente al mondo.
Questo miracolo accade per i busti di Gioacchino
Murat e Carolina Bonaparte, regnanti a Napoli, e
per il monumento a Washington che Canova
prima ideò e poi disegnò su carta,
plasmò nell’argilla, fuse nel caolino, realizzò
in gesso, scolpì in marmo e, infine, trasportò
negli Stati Uniti. Un incendio distrusse l’opera
e quella in gesso del museo di Possagno diventa
un capolavoro unico al mondo, raffigurante il primo
presidente degli Stati Uniti.
Ma allora perché questo monumento non si
trova oggi negli States? In realtà gli Usa
fanno una corte spietata a questo pezzo, ma Canova
fu previdente. Temendo che gli eredi disperdessero
il patrimonio della gipsoteca, nel suo testamento
lasciò la raccolta intera dei gessi agli
abitanti di Possagno. Questi ultimi – si legge nelle
volontà del Canova - possono vendere i singoli
pezzi, ma la decisione va presa all’unanimità
da tutti i cittadini. Perciò gli Stati
Uniti possono mettersi il cuore in pace. Per ancora
molto tempo questi pezzi unici al mondo saranno
visibili solo in questo paesino della Marca.
|
| |
| di
GIOVANNI
SONEGO |
|
Maggio
2001
|
|
|
|
|
|
|
|
|