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Nell’occhio del design
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In
questo luglio di fuoco, chi rimane - o si reca - a Milano
può approfittarne per trasformare la canicola estiva
in un’ottima occasione per perlustrare in rara tranquillità
luoghi affascinanti come la Triennale
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Il
1952 è una data storica per la Triennale
di Milano: da quell’anno, infatti, grazie a un
famosissimo convegno che introduce il termine ‘design’
nel vocabolario italiano, la Triennale diventa specialista
di design, a livello nazionale ma non solo.
Ma ci sono anche altri buoni motivi per cui vale la pena
visitarla. Per dare un’occhiata alla struttura, innanzi
tutto: battezzata nel 1923 e progettata dall’architetto
Giovanni
Muzio, è caratterizzata da forme pulite e funzionali,
semplici e luminose. Ha sede nel Palazzo dell’Arte,
a due passi dal Castello
Sforzesco e nel cuore di Parco Sempione, rara isola
verde della città. Al suo interno ha messo lo zampino
anche Gae
Aulenti, artefice dell’allestimento della Galleria
dell’Architettura.
Nata nel nome dell’anti-convenzionalità, la
Triennale ha da sempre strizzato l’occhio alla ricerca
e alle soluzioni di sperimentazione e frontiera, attraverso
allestimenti ad hoc e gli spazi espositivi permanenti: la
Galleria Storica - che valorizza la fisionomia del progetto
di Muzio – e la Rete Archivi Piani Urbanistici (RAPu),
che raccoglie su supporto informatico tutti i piani urbanistici
italiani dall'Unità agli anni Settanta. Chi fosse
interessato invece alla Collezione Permanente del Design
Italiano, in passato esposta al piano superiore dell’edificio,
deve alzare i tacchi e dirigersi verso il Campus universitario
della Bovisa. Oppure seguirla in giro per il mondo: la Collezione
è infatti diventata itinerante, attraverso mostre
tematiche o monografiche.
Perché andarci proprio ora?
Non vi basta? Allora c’è un altro (buon) motivo
per cui visitare la Triennale ora: nella sezione Effetti
Collaterali è stata allestita (e rimarrà in
piedi fino al 22 settembre) la mostra fotografica ‘Nomad
- Visione della Metropoli Contemporanea’. Il cuore
dell’esposizione è il rapporto tra spazio urbano
e paesaggio focalizzato grazie all’obiettivo di tre
fotografi emergenti, Armin Linke, Francesco Jodice e Olivo
Barbieri. Una mostra-reportage, che indaga nei processi
di urbanizzazione, insediamento e intervento, spaziando
da un angolo all’altro del pianeta. Il tutto, con
un ruolo attivo dei visitatori grazie alle ‘macchine
da visione’ realizzate da tre giovani progettisti
e che consentono un rapporto diretto con le immagini. Insomma,
c’è materiale su cui pensare e agire.
Milano, non a caso
Non è un caso che la Triennale abbia radici nella
città meneghina: chi ha sete di design, può
partire da qui e farsi un giro in Lombardia, distretto
italiano di questa ‘specialità’. Qualche
esempio? Arflex con le sue poltrone, perfetto mix di tecnologia
(grazie anche alle imbottiture e al contesto produttivo
della Pirelli) e linguaggio creativo; Brionvega con la
famosissima radio a cubo; le lampade ad arco dei Fratelli
Castiglioni e la celeberrima macchina da scrivere firmata
da Ettore Sottsass per la Olivetti.
Più di così…
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| di
ELENA
GUARNERI |
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3 Luglio
2002
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